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PREVIDENZA INTEGRATIVA

La Previdenza Complementare viene comunemente indicata come il secondo pilastro del nostro sistema pensionistico.  Il termine “pilastro” non viene usato a caso, ma è esattamente esplicativo dell’importanza che questo strumento dovrebbe avere nella “costruzione” del nostro futuro.

Contrariamente a quanto avviene all’estero, dove la previdenza integrativa è diffusa da molto più tempo e muove capitali davvero considerevoli se rapportati al PIL di ogni singolo paese, in Italia la situazione è molto diversa. I numeri relativi ad adesioni e capitali accantonati confermano come nell’immaginario collettivo la Previdenza Complementare non abbia ancora assunto il ruolo che merita. Questo è dovuto principalmente a due fattori: il primo è il ritardo con cui questo strumento è entrato nel nostro sistema, il secondo invece è strettamente connesso a fattori socio-culturali. Nelle nostre convinzioni sociali infatti, il sistema pubblico, per quanto inefficiente,  garantisce le sufficienti tutele. Ma se questa considerazione aveva un valido fondamento per il passato e per le generazioni più anziane – che hanno beneficiato e in buona parte continuano a beneficiare di pensioni generose – non può averlo nel presente e sicuramente nel futuro.

Per le giovani generazioni (ma non solo) è indispensabile sfatare questa credenza. È purtroppo un assunto facilmente argomentabile quello che dimostra come il nostro sistema pubblico non potrà garantirci in futuro le pensioni che speriamo. Nonostante questa informazione sia di dominio comune non viene fatta una campagna educativa e informativa adeguata sull’unica alternativa che abbiamo a disposizione. La Previdenza Complementare è senza alcun dubbio lo strumento perfetto per le nostre finalità: garantirci un tenore di vita non lontano da quello goduto in età lavorativa e tale da vivere la nostra terza età senza eccessivi timori economici. Il percorso attraverso cui si concretizzerà tutto questo è lungo ma semplice da percorrere: alla fine i vantaggi tangibili saranno tanti, ma altrettanti se ne raccoglieranno durante il cammino.

Pertanto, è necessario che ognuno di noi intervenga in maniera decisa e  senza ulteriori indugi.

Nelle nostre convinzioni spaventa l’idea di non poter disporre pienamente del nostro denaro. Di sapere che sarà vincolato per un lungo periodo (e non è necessariamente così) e che la sua gestione sarà affidata ad operatori finanziari.

Non si dà peso al fatto che i fondi pensioni sono soggetti a controlli rigidissimi da parte di commissioni di vigilanza e che, praticamente, non possono fallire. O forse, più semplicemente, non si sa.

L’attività dei fondi pensione nella gestione del risparmio non è speculativa, l’obbiettivo che viene perseguito è quello di salvaguardare il capitale degli aderenti e di trovare le soluzioni più sicure per garantire loro anche un piccolo rendimento economico.

Ogni iscritto ad un Fondo Pensione stabilisce, infatti, come deve essere “impegnato” il denaro che annualmente accumula nel proprio salvadanaio. In pratica indica agli amministratori del fondo le linee guida che dovranno essere seguite dagli stessi nelle gestione del risparmio. È una decisione semplice che viene fatta scegliendo fra le varie alternative che ogni Fondo propone e ricevendo il massimo supporto informativo. Sostanzialmente tutti i Fondi prevedono linee di azione che vanno dal rischio zero, con rendimenti molto bassi, ad altre maggiormente remunerative ma che possono risentire delle oscillazioni dei mercati.

Questo significa che chi decide di scegliere comparti di investimento più “rischiosi” rispetto a quelli garantiti, potrà subire periodicamente i riflessi negativi del mercato. È però importante sottolineare come, nel lungo periodo, le gestioni finanziarie applicate ai sistemi previdenziali riescano a recuperare i cali e ad avvantaggiarsene, portando molto spesso importanti benefici agli aderenti.

Recenti studi hanno evidenziato come i fondi pensione sono riusciti a superare in maniera positiva le crisi della borsa degli ultimi 15 anni, prima fra tutte quella della Lehman Brothers del 2008 che ha avuto ripercussioni spaventose su tutto il sistema finanziario. Tutto ciò è stato possibile proprio perché la gestione dei contributi versati sotto forma di accumulo di capitale e quindi con orizzonti temporali di lungo periodo, consente di compensare facilmente le oscillazioni dei mercati e ridurre le volatilità. Inoltre, la diversificazione degli investimenti che viene seguita, avvantaggiata proprio dal fattore tempo, consente di ridurre l’esposizione al rischio.

Dopo 150 anni di osservazione dei mercati finanziari, gli studiosi della materia sono tutti concordi nell’affermare che un titolo può anche andare a zero e l’azienda collegata fallire, ma il mercato non fallisce mai.

Questo scenario dovrebbe far pensare: iscriversi ad un fondo pensione, soprattutto per coloro che vedono il traguardo pensionistico lontano di almeno 15 anni, è un’azione sicura per gestire in modo fruttuoso il proprio risparmio.

In Italia il contributo medio pro capite accantonato in fondi integrativi è di circa 1.800 euro l’anno. È un importo che è al di sotto della quota necessaria a garantire un apprezzabile livello delle prestazioni pensionistiche future, e soprattutto molto lontano dal massimo importo deducibile (€ 5.164).

Questa informazione ci dice alcune cose. La prima, e più immediata, è che non tutti sfruttano al massimo il grande vantaggio della deducibilità fiscale, ossia quello che rende facile il percorso di accantonamento.

È pur vero che andrebbe considerato l’aspetto economico relativo alle disponibilità personali, ma visto l’alto numero preso in esame siamo propensi nell’affermare che tale fattore incida in minima parte. Ad oggi infatti, visto il basso numero di aderenti a sistemi previdenziali integrativi registrato nel nostro Paese, è facile pensare che la maggior parte degli iscritti abbia possibilità materiali di disporre del proprio risparmio superiori ai valori medi indicati e che solo una piccola parte, invece, sia iscritta perché ha ben chiare le finalità pensionistiche e contribuisca, quindi, anche con versamenti minimi nei limiti della propria disponibilità individuale.

La seconda considerazione che ricaviamo è che la visione dello strumento di Previdenza complementare, anche per coloro che vi hanno aderito, è ancora offuscata da informazioni o credenze errate.

La nostra conclusione è che occorre liberarsi da freni psicologici e diffidenze e focalizzare l’attenzione sulle nostre necessità future e sui vantaggi concreti e immediati che si hanno grazie ai fondi pensione.

È importante per tutti aprirsi a questo cambiamento e farlo per tempo. C’è in ballo il nostro futuro!